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Probiotici e intolleranza al lattosio: un approfondimento

I probiotici possono essere utili in caso di intolleranza al lattosio? In quali cibi si trovano i più diffusi microrganismi probiotici? Facciamo chiarezza.
Il termine probiotico trae origine dal greco pro-bios, ossia “a favore della vita”.

Il termine probiotico trae origine dal greco pro-bios, ossia “a favore della vita”.

Oggigiorno, la definizione di probiotici universalmente accettata è quella che venne stabilita nel 2011 da una commissione scientifica, istituita dalla Food and Agriculture Organization of the United Nations (FAO) e dalla World Health Organization (WHO). Secondo questa commissione, il termine probiotici fa riferimento a tutti quei “microrganismi vivi che, ingeriti in un certo numero, esercitano degli effetti benefici sulla salute dell’ospite”[1]. Sulla base delle evidenze disponibili, la quantità minima sufficiente per ottenere una temporanea colonizzazione dell’intestino da parte di un ceppo di fermento lattico è di almeno [9] cellule vive per ceppo e per giorno. La porzione di prodotto raccomandata per il consumo giornaliero deve, quindi, contenere una quantità pari a 10[9] di cellule vive per almeno uno dei ceppi presenti nel prodotto [2].

Tutti i microrganismi (batteri o lieviti), per poter essere considerati probiotici, devono necessariamente soddisfare alcuni importanti requisiti[3],[4], tra i quali: essere sicuri per l’uomo, quindi non patogenici; non arrecare danni alla mucosa intestinale; non contenere nel proprio genoma sequenze geniche che possano conferire all’uomo resistenza ad antibiotici; essere resistenti all’acido gastrico e alla bile; avere la capacità di aderire e colonizzare, almeno temporaneamente, la mucosa gastrointestinale; produrre sostanze antimicrobiche utili contro batteri patogeni; essere stabili durante i processi di preparazione e di immagazzinamento del prodotto. Infine, altro criterio molto importante è che esistano studi scientifici e clinici che dimostrino i loro effetti benefici.

Attualmente quali sono i microrganismi più frequentemente utilizzati come probiotici ed in quali cibi si trovano?

Tra i principali microrganismi utilizzati come probiotici vi sono quelli appartenenti alla specie Lactobacillus e Bifidobacterium e al genere Lactococcus[5].

Gli alimenti che troviamo comunemente in commercio contenenti probiotici sono quelli prodotti tramite fermentazione batterica come lo yogurt, alcuni formaggi, il latticello, il miso, il kefir, i crauti, il tempeh, la birra, il lievito madre[4].

Tuttavia, è stato dimostrato che alcuni ceppi di probiotici si possono trovare anche in cibi non fermentati che comprendono prodotti a base di soia, cereali, legumi, cavoli, mais, miglio perlato[5,6]; ceppi di probiotici sono stati individuati anche in alcuni pesci come la trota e i gamberi[7].

Inoltre, in commercio, è disponibile una grande varietà di integratori di probiotici contenenti vari ceppi di batteri liofilizzati.

I microrganismi probiotici possono essere d’aiuto in caso di intolleranza al lattosio?

La causa dell’intolleranza al lattosio è riconducibile ad una carenza di attività della lattasi, l’enzima responsabile della scissione del lattosio nei due monomeri che lo compongono, glucosio e galattosio[8]. Per questa ragione, i soggetti intolleranti non sono in grado di digerire questo zucchero, e, di conseguenza, manifestano una serie di sintomi a carico dell’apparato gastrointestinale che vanno da crampi addominali e gonfiore a violente scariche di diarrea e senso di nausea[9].

È generalmente accettato che i latti fermentati, come lo yogurt, possono migliorare la digestione del lattosio e che quindi sono ben tollerati dalla maggior parte delle persone ad esso intolleranti[10].

Numerosi studi hanno infatti evidenziato come i soggetti che consumano ad esempio lo yogurt mostrino una migliore digestione del lattosio associata ad una ridotta esalazione di idrogeno (parametro comunemente utilizzato come indice di intolleranza al lattosio)[10].

Le possibili ragioni per cui questo accade sono diverse[10]. In primo luogo, l’enzima beta galattosidasi di origine microbica contenuta in questi prodotti, non essendo danneggiata dai succhi gastrici, riesce a raggiungere l’intestino dove contribuisce alla digestione del lattosio. In secondo luogo, il ritardo dello svuotamento gastrico e il rallentamento del transito intestinale prolungano l'azione della beta galattosidasi nell'intestino e diminuiscono il richiamo osmotico di acqua da parte del lattosio, fenomeno responsabile delle scariche di diarrea. Infine, i batteri contenuti nei latti fermentati, quindi anche nello yogurt, possono influenzare il PH intestinale, la microflora intestinale e la fermentazione del lattosio, e possono così alleviare sia i sintomi dell’intolleranza al lattosio sia altri disturbi gastrointestinali[10].

 

Un recente studio[11] ha testato l’efficacia di una combinazione di probiotici formata da alcuni ceppi di Lattobacilli e Bifidobatteri, in pazienti intolleranti al lattosio. È stato osservato che dopo quattro settimane di trattamento questi probiotici erano in grado di ridurre in modo significativo i sintomi gastrointestinali e di ridurre la produzione di idrogeno[11].

Un ceppo di Lactobacillus acidophilus, secondo alcuni studi, risultava in grado di ridurre in modo significativo l'esalazione dell'idrogeno nei soggetti intolleranti[12]. Tuttavia, ricerche successive non hanno confermato gli stessi risultati positivi indotti dal Lactobacillus acidophilus[13].

In linea generale possiamo quindi affermare che, sebbene siano già stati pubblicati diversi dati scientifici a supporto dell’effetto benefico dei probiotici nei soggetti caratterizzati da malassorbimento di lattosio, ulteriori studi consentiranno di comprendere in modo ancora più approfondito quali ceppi siano in grado di svolgere questa azione e con quali meccanismi[8].;[14].

 

 

[1] Food and Agricultural Organization of the United Nations and World Health Organization. Health and nutritional properties of probiotics in food including powder milk with live lactic acid bacteria. World Health Organization [online], http://www.who.int/foodsafety/publications/ fs_management/en/probiotics.pdf (2001).

[2] Linee guida su probiotici e prebiotici. Revisione maggio 2013. Ministero della Salute.

[3] Borchers AT, Selmi C, Meyers FJ, Keen CL, Gershwin ME. Probiotics and immunity. J Gastroenterol. 2009;44:26–46.

[4] Syngai GG, Gopi R, Bharali R, Dey S, Lakshmanan GMA, Ahmed G. Probiotics - the versatile functional food ingredients. Journal of Food Science and Technology. 2016;53(2):921-933.

[5] Kechagia M, Basoulis D, Konstantopoulou S, Dimitriadi D, Gyftopoulou K, Skarmoutsou N, Fakiri EM. Health benefits of probiotics: a review. ISRN Nutr. 2013 Jan 2;2013:481651.

[6]Anandharaj M, Sivasankari B, Rani RP (2014) Effects of probiotics, prebiotics, and synbiotics on hypercholesterolemia: a review. Chin J Biol Article ID 572754.

[7] Fontana L, Bermudez-Brito M, Plaza-Diaz J, Munoz-Quezada S, Gil A. Sources, isolation, characterization and evaluation of probiotics. Br J Nutr. 2013;109:S35–S50. 

[8] Mattar R, de Campos Mazo DF, Carrilho FJ. Lactose intolerance: diagnosis, genetic, and clinical factors. Clinical and Experimental Gastroenterology. 2012;5:113-121.

[9] Misselwitz B, Pohl D, Frühauf H, Fried M, Vavricka SR, Fox M. Lactose malabsorption and intolerance: pathogenesis, diagnosis and treatment. United European Gastroenterology Journal. 2013;1(3):151-159.

[10] de Vrese M., Stegelmann A., Richter B., Fenselau S., Laue C. and Schrezenmeir J. (2001) Probiotics – compensation for lactase insufficiency. Am J Clin Nutr 73, 421S–429S.

[11]Almeida C.C., Lorena S.L., Pavan C.R., Akasaka H.M., Mesquita M.A. Beneficial effects of long-term consumption of a probiotic combination of Lactobacillus casei Shirota and Bifidobacterium breve Yakult may persist after suspension of therapy in lactose-intolerant patients. Nutr. Clin. Pract. 2012;27:247–251.

[12] Lin M-Y, Savaiano D, Harlander S. Influence of nonfermented dairy products containing bacterial starter cultures on lactose maldigestion in humans. J Dairy Sci 1991;74:87–95.

[13] Shaukat A., Levitt M.D., Taylor B.C., MacDonald R., Shamliyan T.A., Kane R.L., Wilt T.J. Systematic review: Effective management strategies for lactose intolerance. Ann. Intern. Med. 2010;152:797–803.

[14] Verna EC, Lucak S. Use of probiotics in gastrointestinal disorders: what to recommend? Therapeutic Advances in Gastroenterology. 2010;3(5):307-319.

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